mercoledì 22 aprile 2015

Tuo è il mondo...



...perché sai leggere:




e sai scrivere:




E anche se l'ortografia è perfezionabile, la logica interna discutibile e la trama un tantino troppo essenziale, tutte osservazioni che terrò per me, dal momento che l'ultima volta che ho espresso le mie critiche ti sei chiaramente risentito:
(dimostrando così di saper anche mettere i puntini sulle "i"),


decisamente, caro stellocchietto, da oggi il mondo è tuo e non c'è limite a ciò che potrai imparare e comunicare.
Io sarò accanto a te, a distanza di sicurezza, a guardarti stupefatta e a insegnarti, se vorrai, quel poco che so, nell'attesa che un giorno sia tu a insegnarmi quello che avrai scoperto.
E questo spiega perché mi hai visto piangere il giorno in cui ho capito che sapevi leggere.



giovedì 12 marzo 2015

"Preferirei di no"

Dunque: appena una settimana fa mi accingevo a scrivere un post su quanto mi sentissi fortunata e su quanto, in fondo, non mi manca nulla. Cioè: "ci sono tante cose che mi mancano ma, guardando all'essenziale, ho tutto quello che mi serve", mi dicevo soddisfatta. Ero piena di energie, mi dedicavo alla sperimentazione di nuove ricette (imbroccandole tutte al primo colpo) e dispensavo amore a destra e a manca (cioè: a marito e figlio). Poi il post non l'ho scritto, non avendo trovato tempo per farlo, e oggi mi ritrovo a pensare "preferirei di no" non solo riguardo al post ma un po' in generale:
"debbo rifare quei biscotti al cioccolato che sono piaciuti tanto, ma no, tutto sommato, preferirei di no", 
"sarebbe proprio ora di risistemare l'armadietto dei medicinali, ma preferisco di no", 
"bellissimo questo post, adesso scrivo un commento, ma no, lasciamo perdere", "debbo farmi il riflessante ma, in fondo, preferisco di no" e via dicendo. 
E una stanchezza, un'apatia...
Sarà l'imminente primavera ma potrebbe essere una depressione bipolare (appena ho un po' di soldi e ne trovo uno bravo, vado a farmi visitare) o, forse, l'effetto collaterale della mia tendenza alla ricerca dell'essenziale.
Quando vivi, un po' per necessita un po' per scelta, concentrata sull'essenziale corri il rischio di irrigidirti alquanto. "Respiro, mangio, sto bene, quelli a cui tengo stanno bene, che mi manca? Solo quello che, in fondo, è ininfluente". Però che piattume, che realismo estremo, che grigia essenzialità!
Ci vorrebbe un po' di sana follia (tra poco è primavera), qualche colpo di testa, un capovolgimento prospettico, anche in ambiti marginali, un quattro-cinque ore di conversazione no stop a base di voli pindarici il più lontano possibile da argomenti concreti, ci vorrebbero minuti di risate da rimanere senza respiro per togliermi il triste "preferirei di no" dalla testa.
Intanto potrei iniziare col mettere da parte Haruki Murakami e le sue realtà parallele (quando è troppo, è troppo, anche con la genialità) e riprendere Tom Robbins e il suo misticismo sostenibile, potrebbe aiutare, è quasi primavera...

Comunque, stellocchietto, stai tranquillo: è tutto sotto controllo!
La tua mamma è periodicamente soggetta a questi repentini e inspiegabili cambi d'umore e, ormai sa gestirli (più o meno).
Piuttosto: si capisce lontano un miglio che, per quanto il tuo viso somigli al mio, il tuo carattere è di altro tipo e di questo sono intimamente e profondamente felice; tuttavia potresti, con gli anni, assorbire qualche aspetto di questa mia tendenza all'altalenismo emotivo dunque mi preme dirti una cosa: stai tranquillo, se riesco a gestirlo io, non ho dubbi che saprai farlo anche tu.
E poi riuscire a sentire la disperazione più cruda come l'entusiasmo più inconcludente può aiutare di questi tempi, sapessi com'è mediamente complicata la gente! Devi solo aver cura di non sommergere il prossimo con la tua emotività, per lo più non capirebbe né tanto meno apprezzerebbe. In cambio di questa tua estrema sensibilità, però, devi pretendere che ti lascino in pace quando avrai bisogno di chiuderti in te stesso per ritrovare l'orientamento. Per cui impara a mettere un bel cartello con su scritto "chiuso per manutenzione ordinaria" fuori dalla porta e, soprattutto, impara bene a fingere di non sentire quando a quella porta inizieranno a bussare offrendoti, magari, il loro aiuto. Anzi al cartello aggiungi "in caso di bisogno chiamo io" ché tanto nessuno ti capirà meglio di te stesso (voglio sperare).
Insomma Matteo, qualunque sarà il tuo carattere, impara a far pace con te stesso, prima di tutto.
Ps: la mia collezione di Robbins (in fieri) sarà comunque a tua disposizione.





martedì 30 dicembre 2014

Il buon proposito

E vabbé: io proprio non ce la faccio a far passare le feste senza esprimere la mia grande tristezza. Ci avevo provato su consiglio di papà camp il quale mi aveva fatto notare: "ma ogni anno di natale devi scrivere che il natale ti angoscia, ma basta!". E così via il post deprimente, mi son fatta un'esame di coscienza considerando che sono molte le persone che faticano ad entrare nello spirito natalizio e che non è bello, a pochi giorni dalla festa in questione (la più sentita, la più bella, la più magica), riportarli dritti, dritti allo spirito del 2 novembre.
Ma è durato poco: il natale è passato, già si avvicina l'anno nuovo e con esso i buoni propositi che poi, siccome io non sono un tipo ambizioso, diventano "il buon proposito".
Dunque il mio buon proposito per l'anno nuovo mi è venuto in mente ieri sera mentre guardavo con Matteo (papà camp era a cena con amici, da cui il fatto che adesso dorme profondamente e che io posso star qui a scrivere, amen) "Alice in wonderland" di Tim Burton (film solo apparentemente per bambini); ebbene quasi alla fine, quando la protagonista deve decidere se combatterà o meno contro un terribile mostro per liberare i suoi amici dalla tirannia della regina rossa, non essendone per niente convinta, la saggia regina bianca le dice una cosa più o meno così: "non si vive per accontentare gli altri".
BUM!
E poi dicono che vedere la tv è diseducativo... 
Ecco per l'anno prossimo mi riprometto solennemente di vivere accontentando me stessa nella profonda consapevolezza che se uno sta bene va da sé che poi riesca a far star bene pure gli altri.
Certo detta così pare facile ma contestualizzando mi toccherà mostrare il peggio di me perché, e credo si sia ormai capito, io non sono una persona nella media. Non voglio dire di essere sopra o sotto (di che, poi?) ma diciamo che sto "spostata" rispetto alla media. Certo chiedendo a Matteo se è contento della sua mamma lui dice di si, e le mie amiche (ciao Fra) rimangono tali nonostante gli anni passino, per non parlare di papà camp (infatti: non ne parliamo) tuttavia ci sono aspetti del mio carattere che rimangono sconcertanti per molti: 
io non cerco le persone care per telefono, io non le invito a casa per pranzi cene o aperitivi, io non amo la vita sociale e dunque, sono completamente sprovvista della naturalezza di comportamento che normalmente l'essere umano dimostra nei rapporti con gli altri.
E ancora io tendo al pessimismo cosmico strategico (se ti aspetti sempre il peggio la realtà potrebbe rivelarsi più facile da affrontare) e non amo i facili entusiasmi, di norma ho una dotazione limitata di energia fisica e mentale, ne consegue che non sono molto capace di fingere: se sono arrabbiata o di cattivo umore se ne accorgono tutti anche se non dirò mai cosa mi turba e questo 
1. per non angosciare il prossimo mio e 
2. perché se a qualcuno interessa, allora può pure fare uno sforzo per arrivarci da solo. 
Sono fermamente convinta di aver vissuto, quando non avevo gli strumenti per capirle, situazioni che la maggior parte delle persone non riuscirebbe a immaginare nemmeno se gliele spiegassi; io le ho affrontate e, in qualche modo, ne sono uscita tuttavia questo ha bruciato per sempre buona parte della mia innata dotazione di allegria e spensieratezza. Su questo non transigo: chi s'azzarda a farmi pesare la mia sostanziale "seriosità" precipita dalla graduatoria delle persone cui voglio bene, unica eccezione: il vecchio saggio ( il quale peraltro si sarà nel frattempo smaterializzato e reincarnato in decine di esseri viventi e adesso vattelo a pesca dove potrebbe essersi cacciato).
Ho una serie molto limitata ma estremamente limitante di fobie che mai nessuno è riuscito a farmi superare: smettetela di pensare di essere il Freud di turno e lasciatemi vivere la mia imperfezione, chiamo io, in caso. 
Mi vesto come mi  pare e piace: gonna e tacchi l'ho indossati il giorno del matrimonio di mio fratello, se non c'eravate mia cognata sara entusiasta di mostrarvi le inconfutabili prove dell'evento. 
Matteo non è battezzato per i motivi che conoscete e se non li capite me ne farò una ragione, io ascolto i vostri tentativi di convincermi dell'opportunità di farlo: fa parte dei vostri doveri di buoni cristiani ma, per favore, evitate l'argomento "e se succedesse qualcosa?" perché prima o poi potrei farvi riflettere sul fatto che un dio che non avesse pietà di un bambino vittima delle condotte dei suoi genitori avrebbe poco di divino.
La lista è lunga e l'aggiornerò di sicuro (vedi stellocchietto come tutto è relativo: quella mamma di cui hai insomma una buona impressione, sarebbe ottima se giocasse un pochino di più con te, in realtà è un essere pieno di difetti ma con almeno il buon gusto di ammetterli) ma il succo del discorso è questo:
Io sono così, prendere o lasciare, me ne sono fatta una ragione, fatevela anche voi (mondo) se credete, altrimenti arrivederci e grazie, non mi mancherete, tanto io non sarò mai quella che per voi sarebbe più rassicurante io fossi. Questo è uno sforzo che, ragionevolmente, potrei fare per una sola persona al mondo ma, per mia fortuna, l'unico sforzo che lei mi chiede è di giocare un po' di più.
Buon anno.

sabato 13 dicembre 2014

Scusa

Ci sono momenti in cui anche una mamma come me, sempre autocritica e spesso dubbiosa, sente che le scelte che sta facendo sono giuste.
Ieri ci stavamo abbracciando, Matteo ed io; era da poco tornato da scuola quando all'improvviso si blocca e guardandomi fisso negli occhi mi dice:
"mamma ma quando mi scusi per stamattina?"
voi penserete "ma che bambino ben educato, avrà combinato qualche marachella e adesso starà cercando il perdono della mamma" ma, causa un improprio uso delle particelle pronominali (l'italiano è una lingua complessa anche per un bimbo che l'ascolta da più di sei anni e la parla da almeno cinque), state sbagliando.
Matteo ha usato un "mi" al posto di un "ti". Dunque quello che stava chiedendo era che IO mi scusassi con lui.
In effetti aveva ragione: la mattina ero stata un po' brusca perché stavamo rischiando di far tardi a scuola e, contrariamente a quanto faccio sempre, non mi ero scusata. A distanza di più di cinque ore lui me l'ha fatto notare!
Questa cosa mi ha riempita d'orgoglio: il mio bambino è capace di capire quando qualcuno non lo tratta con rispetto o peggio lo aggredisce (come avevo fatto io con la mia fretta) ed è capace di pretendere da questo qualcuno delle scuse.
Il fatto che ieri quel "qualcuno" fossi io, mi scalda il cuore.
Io non ho mai creduto nell'istinto materno o meglio non ho mai creduto che una donna, dal momento in cui apprende di star per diventare madre, subisca una metamorfosi che la trasforma istantaneamente in una buona madre. L'istinto materno non è la polverina magica di Trilly che ti permette di volare nei cieli limpidi e sereni della maternità. Buone madri si diventa, iniziando da prima che un figlio nasca e finendo quando si muore. E le difficoltà iniziano da subito. 
Nessuno come una madre (come ogni madre) sa che proprio lei è la persona che nutre la più forte ambivalenza nei confronti del proprio figlio, anche se sono in poche ad ammetterlo. Io l'ho ammesso subito; all'inizio mi sono colpevolizzata, poi, lentamente, ho scoperto che nulla di ciò che provavo era sbagliato e che fondamentale, per la salute mia e di Matteo, era imparare a gestire questi sentimenti.
Allora bando alla violenza fisica ma anche, nei limiti delle mie debolezze, a quella psicologica e, nel caso si ceda, chiedere seriamente e sinceramente scusa. 
Allora mostrare il proprio lato umano a un figlio, imparare a dirgli: "oggi per mamma è una giornataccia" piuttosto che provare a far finta di niente per poi crollare miseramente alla prima cosa che va storta. 
Allora chiedere aiuto e sostegno ai propri cari quando da soli non ci si riesce.
E infine guardare mio figlio chiedendomi: "è felice?" essendo felice con lui, se la risposta è "si" e sforzandosi di rispettarlo, se la risposta è "no" perché l'amore vince sempre.

A Veronica.  






mercoledì 19 novembre 2014

Amarezza

Questo è davvero uno strano momento: dicevo due post fa di quanto io debba a mia madre e adesso ho l'occasione di renderle in parte il favore.
Mamma si è infortunata, una caduta le ha provocato un'infrazione alla testa del femore per la cui guarigione è necessario un lungo periodo di assoluto riposo. E siccome io abito al piano superiore, va da se, che mi sia praticamente trasferita a casa sua. Sembrerebbe un cambiamento da poco non fosse che le nostre routine giornaliere sono tutte diverse col risultato che mi ritrovo a fare su e giù quaranta volte al giorno (il che ha anche aspetti positivi sulla mia forma fisica, come ha prontamente notato papà camp), a passare ore e ore a cucinare e a non avere più tempo da dedicare a me stessa.
Che stanchezza! Che stress! Che amarezza!
Si perché la mia non è mica una famiglia normale: sul fratello cugino celibe non ci si può contare che già avrebbe bisogno lui di una mano con la mamma zia; sull'altro fratello idem, alla di lui moglie che lavora dal lunedì al sabato e che la domenica deve riposarsi non potrei chiedere nulla, pena pericolose incrinazioni dei sacri vincoli familiari e, dunque, sono sola. Oltretutto coi soliti problemi di malattie, medici e ospedali.
Pensare che mi sono fatta centinaia di ragionamenti sul fatto che Matteo sia figlio unico, su quanto possa sentirsi solo e su quanto la sua vita risentirà di questa nostra scelta!
Mah!
Che amarezza.
Oltretutto tra poco sarà il compleanno di Matteo e per una volta che mi ero messa d'impegno, già da metà ottobre, a pensare e iniziare ad organizzare la sua festa di compleanno (perché me l'aveva chiesta lui, coi suoi compagni di scuola), ho dovuto abbandonare tutto. Dicevo che i supereroi non mi stanno molto simpatici e proprio io non sono fatta per tollerare alti livelli di stress. Poiché mi ero messa in testa di affittare la sala, preparare il rinfresco, organizzare l'animazione ho dovuto prendere atto che non ce l'avrei mai fatta. Ne ho parlato con Matteo: l'ha presa abbastanza bene (certe volte questo bimbo mi fa davvero preoccupare), penserò a qualcosa di speciale da fare noi tre quel giorno (sempre se trovo qualcuno che mi "sostituisca") che è poi il modo che io preferisco per festeggiare il compleanno di Matteo. 
Mi dico (in piena sindrome di Pollyanna) che questa è la cosa più giusta per me ma anche per Matteo, perché la vita è questa: spesso si mette di traverso e bisogna sapersi adattare. Pedagogia delle piccole cose.
Però che amarezza!
E quando le cose si complicheranno? Due genitori non più giovani e non in perfetta salute (ad essere precisi per papà si potrebbe usare l'espressione "sopravvivente per miracolo"), cosa accadrà?
Spero solo di fare in tempo a far crescere Matteo, con tutto il bene che voglio ai miei genitori, lui dovrebbe venire prima di chiunque altro.

P.S: per i motivi di cui sopra, non vi meravigliate e non vi preoccupate, cari preziosi lettori abituali, se in questo periodo non rispondo subito ai vostri commenti o se latito dai vostri blog: non ho davvero tempo ma ci sono e vi penso, tra un accudito e l'altro.




giovedì 13 novembre 2014

Il momento è storico

Addì 13/11/14, dopo lunga ed emozionante attesa Matteo ha perso il suo primo dentino da latte (incisivo centrale inferiore).
Attendiamo impazienti la visita del topino dei dentini sperando di sfruttare il momento per dare finalmente risposta alla domanda che ha tormentato la nostra infanzia:
ma sto topino con tutti sti dentini cosa accidenti ci fa?



Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...