Caro papà: auguri!
Da papà hai combinato un sacco di pasticci
"chi mai sarà
cosa farà
un buon papà?"
E tu che ne potevi sapere?
Che queste domande te le eri fatte, da figlio, mille volte.
Ma nessuna risposta ti era sembrata altrettanto convincente
di un solo, piccolo ricordo
che, però, non avevi.
"E che ne so
io non ce l'ho,
mò vedo un po' "
Caro papà auguri,
te li meriti
perché l'impegno ce l'hai messo.
Il mio nome l'hai scelto tu,
non piaceva a nessuno,
troppo duro, troppo adulto.
E per paura che qualcuno potesse approfittare del fatto che eri in ospedale
per chiamarmi in altro modo,
chiedesti di essere dimesso e andasti all'anagrafe.
Tu allora non potevi saperlo
ma crescendo avrei amato il mio nome.
Non per il suo suono (duro davvero)
né per il suo significato:
"tempio di Dio", per i miei gusti, è un tantino pretenzioso.
Io amo il mio nome
perché è lo stesso
di una donna
che ha visto il bambino che eri
e l'ha trattato con affetto.
Sarà per questo che anche a me capita, a volte,
di vedere quel bambino.
Ti sei impegnato papà
e io vorrei farti un regalo.
E non puoi protestare
perché è un regalo che non costa niente:
è un sogno, papà,
perché solo in sogno
si può regalare un ricordo che non c'è.
Allora, in sogno,
io ti riporterei a quel giorno di tanti anni fa
in quell'enorme camerata piena di bambini.
Sarebbe notte,
sarebbe silenzio
se non fosse per i lamenti di un bambino,
livido dalle punizioni ricevute.
All'improvviso la porta si aprirebbe
e ai tuoi occhi si presenterebbe la figura di un uomo
grande e grosso
che grida il nome del suo bimbo.
Invano i frati cercano di fermarlo.
I ragazzi gli indicano il letto di suo figlio
e lui vi si avvicina.
Fin qui i tuoi ricordi
ma adesso concentrati, papà, seguimi
ché da qui le cose inizierebbero ad essere diverse da come le ricordi:
perché quel bimbo saresti tu
e quell'uomo sarebbe tuo padre
venuto a prenderti per riportarti a casa.
E allora, per il resto della vita,
pensando a chi è un padre,
non avresti il ricordo di un uomo grande e grosso
che stringe il figlio tra le braccia
ma quello di un bambino che si rifugia sul petto di uomo
e dall'alto si sente al sicuro e forte.
E allora finalmente sapresti
come un padre abbraccia suo figlio.
E questo sarebbe il mio regalo per te.
Auguri papà.
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lunedì 19 marzo 2012
venerdì 7 ottobre 2011
Per favore non ditemi: "te l'avevo detto!"
Ebbene si: quel progettino tanto carino che avevo in mente credo, quasi sicuramente, rimarrà nella mia mente.
E' andata così: le mamme sono rimaste abbastanza indifferenti, le maestre invece si sono mostrate interessate e, dopo aver fatto qualche rilievo tecnico, hanno espresso la loro disponibilità se il preside fosse stato d'accordo.
Vero che ho avuto l'impressione di una certa condiscendenza ma lì per lì, non c'ho dato peso.
Il giorno dell'incontro col preside, ho esposto anche a lui la richiesta e la sua prima reazione è stata di un certo sconcerto: "signora mi coglie impreparato, dovrei controllare se la cosa è permessa"
e io "dal regolamento no, ho già controllato" (poco astuto da parte mia, ma almeno si sarebbero evitate inutili perdite di tempo),
"tuttavia il regolamento potrebbe essere modificato...si mi debbo informare", continua lui,
"si mette bene", penso io
ma ecco la pugnalata alle spalle della maestra "però vede preside, io la signora la capisco, anche io quando ho avuto i miei figli all'asilo ero come lei molto preoccupata, però per i bambini questo via vai di genitori...("e se me lo dicevi subito non era meglio?", penso io) che interaggirebbero anche con gli altri bambini..."
E il preside subito "in effetti signora lei deve pensare che anche una frase innocua che so -ma che belle guanciotte che hai!- può essere vissuta male da un bimbo che non è il proprio figlio".
E' stato difficile evitare di farmi una bella risata (magari con grugnito) all'udire questa cosa che, a pensarci bene, invece, è un po spaventosa tuttavia ho cercato di ribattere parlando di "atteggiamento aperto ma rispettoso verso gli altri bambini" ma a quel punto questioni serie, come quella della caldaia o quella delle pulizie, già incalzavano le pragmatiche mamme e dunque il mio progetto è rimasto così, nel limbo del "vedremo".
"Vabbé c'ho provato", ho pensato lì per lì concentrandomi su problemi di budget e straordinari negati di cui, francamente, non mi importava niente. In realtà c'ero rimasta male.
Comunque ho avuto modo di rimanerci peggio: al momento dei saluti il preside mi fa: "lei signora è un po apprensiva, però debbo documentarmi...noi abbiamo l'autonomia, quindi possiamo fare quello che riteniamo più opportuno; debbo controllare se fanno qualcosa si simile in Finlandia o in Norvegia".
Cioè: il fatto che un direttore (didattico, sanitario, amministrativo ecc) guardi all'Europa in cerca di ispirazione è di per sé confortante. Del resto qui parliamo di uno che ama il suo lavoro, che parla con i genitori e che ha in mente progetti di orti in cui i bambini potrebbero coltivare insalata da rivendere al mercato la domenica. Un progressista! Finlandia e Norvegia permettendo.
E poi non sono più apprensiva di quelle mamme che sento ripetere a giorni alterni "mi sono arrivate delle voci su quella maestra...attenzione eh!". A parte che pure a me sono arrivate voci (da Matteo, fonte attendibilissima) che pare che il direttore si porti via i bambini cattivi (alla faccia delle guanciotte), comunque io mi fido della professionalità delle nostre maestre; i tristissimi eventi che purtroppo sono accaduti in alcuni nidi e asili italiani, voglio considerarli come aberrazioni, fatti eccezionali e mostruosi. Nulla a che vedere con Matteo e la sua vita scolastica.
No, non sono apprensiva; era solo una gran voglia di tornare bambina in quello stesso asilo dove ho lasciato qualcosa di irrisolto, dove il mio primo giorno ho visto questa bambina sola (ero io, era un'altra? Che importa) nell'immenso piazzale, che piangeva e nessuno a consolarla. Era per tornare indietro nel tempo e avere una seconda opportunità. Era per crescere un po.
E vabbè: c'ho provato.
Stellocchiotto di mamma, mi ricordo che m'hai detto "io ho pianto perché volevo che c'eri anche tu con me all'asilo" e allora ho provato a chiedere alla maestra il permesso di stare un po con te; ma lei dice che non si può perché per diventare grandi i bambini, quando vanno all'asilo, debbono stare solo con le maestre e gli altri bambini. Non lo so perché ma se lo dice la maestra, sicuramente è così.
Vabbé ma a noi che importa: all'asilo si sta bene anche senza la mamma e quando torni possiamo stare tanto tempo insieme;
e poi mamma adesso fa un bel sogno in cui diventa una bambina come te e così nel sogno ti vengo a trovare e andiamo insieme all'asilo e facciamo tanti disegni molto colorati e mi fai conoscere i tuoi amichetti.
E tu, amore, pensa solo che adesso, come dice una canzone che sembra tanto triste ma invece non lo è, "dobbiamo approfittare di questi venti gelidi"* e se abbiamo freddo, possiamo coprirci ma questo viaggio lo dobbiamo fare e ti prometto che ti piacerà. Baciotto.
*e scusate se musicalmente in questo periodo sono un po monotematica ma la bravura non è mai ripetitiva.
sabato 28 maggio 2011
Sogni (2)
Qualche notte fa ho fatto un sogno, uno dei pochi che lasciano traccia nella mia coscienza. Per la verità ricordo solo l'ultima scena, poi mi sono svegliata per l'emozione; ebbene in questo memorabile sogno riuscivo a fare una cosa che mi piacerebbe tanto saper fare ma non mi viene proprio, in stato di coscienza, che poi è possibile perchè, appunto, mi sono svegliata nell'atto di...
GRUGNIRE! Come un maialino.
Il fatto è che lo fa il gigantino, l'ha imparato guardando questo simpaticissimo cartone animato, che è il suo preferito (ohibò: guardiamo la televisione ma, poco e, solo in ultima analisi) forse perché alla fine si fanno tutti delle gran belle risate; comunque, grugnisce veramente bene, a volte commentando le avventure di Peppa, a volte così, a sottolineare momenti di vita.
E io, che ricordo scene di sogni una volta ogni due mesi circa, ricordo me stessa nell'atto di sognare di grugnire e un po sento anche il suono che IO, mica qualcun altro, sto facendo per davvero.
Soddisfazione!
Che dura l'attimo che ci mette una porta a chiudersi per un'improvvisa folata di vento.
Soddisfazione!
Che dura l'attimo che ci mette una porta a chiudersi per un'improvvisa folata di vento.
I sogni son desideri, si diceva, e allora com'è che una mamma a tempo pieno si ritrova a desiderare di grugnire invece che una lista così (peraltro idealmente già scritta) di altre cose più pertinenti al suo "stato" mentale, fisico, (a)sociale, etc, etc?
Ottima domanda. Ma migliore è la seguente: che tipo di gioia dà grugnire felici al mondo, pensare o forse fare e basta, senza pensare preventivamente, un bel grugnito e ridere tutti felici e soddisfatti?
Guardando Matteo, direi gioia pura, piena e spensierata; decisamente uno stato d'animo desiderabile.
Guardando Matteo, direi gioia pura, piena e spensierata; decisamente uno stato d'animo desiderabile.
Io faccio sogni piccoli ma grandiosi, dicevo...
martedì 12 aprile 2011
Sogni
Io faccio sogni piccoli ma grandiosi e, per lo più, ad occhi aperti.
Oggi ho sognato questa ragazza cantare
sulla musica di questo ragazzo
ed era un sogno, appunto.
Oggi ho sognato questa ragazza cantare
sulla musica di questo ragazzo
ed era un sogno, appunto.
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