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giovedì 22 marzo 2012

Fukushima, e poi...

 

Non è mai troppo tardi per ricordare chi non c'è più, anzi spero di non essere una tra gli ultimi a farlo.
Ho cercato un po' in rete e vi segnalo alcune cose da vedere e leggere. Vi invito a farlo perché è sempre un ottima cosa riflettere sul mistero del dolore umano e sulla sostanziale fragilità della vita.
Per prima cosa il bellissimo servizio "Quel giorno in Giappone" curato da Roberto Balducci per il settimanale del tg3 "Agenda del mondo" che potete trovare qui. Immagini e parole del Giappone un anno dopo, senza commenti giornalistici perché una tragedia così la può raccontare davvero solo chi l'ha vissuta.
Per avere un'dea chiara di come il terremoto di un anno fa ha cambiato il Giappone consiglio il reportage di Mauro Merosi per Rai News, si trova qui. Sarà che sono essenzialmente una mamma ma sentir dire da un'altra mamma " Io ho capito che è sbagliato essere ignorante e sono colpevole di esserlo stata" fa riflettere; se siete mamme o volete esserlo ascoltate questa donna. 
Un interessante punto di vista sull'attuale situazione di Fukuschima e sulla fattibilità del nucleare è quello esposto in "L'sola della paura" di Paolo Giordano la cui versione integrale (lunga ma ne vale la pena) si trova qui. Un fisico armato di conoscenza e contatore geiger alla ricerca della radiottività. Cosa pensate che farà quando l'avrà trovata?
Da veder anche il servizio "Il demone invisibile" di  Paolo Longo per "tv7" , lo trovate qui,dal minuto 49 circa.Come si gestisce il post Fukuschima nelle zone immediatamente contigue all'area contaminata? I problemi pratici, i dubbi ma anche la forza di chi è sopravvissuto.
Infine non posso dire niente sull'attendibilità di questo filmato ma l'ho trovato e ve lo segnalo con l'avvertenza: "astenersi cardiopatici e depressi".
Questo è quello che ho trovato, questo è quello che vi invito a vedere non tanto per capire ma come atto di pietà verso chi non c'è più.
Coraggio Giappone.

lunedì 6 febbraio 2012

Il grande gelo: saluti dal medioevo!

Ragazzi che fine settimana da paura: neve come non ne ricordavo da anni, freddo estremo, tre giorni (tre!!!) senza corrente elettrica a ottocentocinquanta metri sul livello del mare, senza linea telefonica, con un  chilometro di tornanti a separarci dal resto del mondo. 
Aveva nevicato mercoledì ma poca cosa, giovedì siamo persino andati a Roma (ma con il pandino 4*4), venerdì sono andata a lavoro e non ha smesso un attimo di nevicare. Tornata a casa la corrente elettrica mancava già e non è più tornata. Non è un problema di televisori, luci, computer e forni: si tratta di riscaldamento. Da noi solo i miliardari riscaldano le case col gas, perlopiù tutti abbiamo termocamini o termostufe a legna o pellet, ebbene questi splendidi congegni non possono funzionare senza elettricità. Immaginate di stare dentro casa a dodici-tredici gradi massimi, con le mura che cedono calore man mano che i giorni passano, col vostro bimbo che inizia a tossire perché per quanto lo copriate è l'aria che respira ad essere troppo fredda. Tre giorni a sperare perché "che diavolo non si può abbandonare un intero paese a se stesso così" e invece si può fare. 112: occupato, 113: occupato, 115: libero ma senza risposta, 118: occupato(!!!). 
E intanto tu non sai niente perché l'Enel ha le linee intasate, non c'è televisore, ne internet, ne telefono; c'è solo una radiolina a pile che accendi saltuariamente per fare un rapido giro (che se si scaricano le batterie allora è finita) alla ricerca di notizie e tutto quello che trovi sono canzoni, spot e notiziari tanto brevi quanto vaghi. Esci per camminare e scaldarti, per goderti il panorama, per controllore che la vecchia zia che si rifiuta categoricamente di lasciare casa sua stia bene e con lei le sue galline. Torni a casa prima che faccia buio per preparare tutto quello che ti serve per quando la luce non ci sarà più e le tue candele (di ogni forma, colore e profumo tu sia riuscita a scovare dentro casa) non faranno abbastanza luce da permetterti di capire se il pollo che hai messo in padella sia cotto o meno. Vai a dormire ad ore che non credevi fossero fatte per dormire, ti svegli quando di solito andavi a dormire, apri la finestra, punti la candela e constati che nevica, ancora. Ti svegli la mattina e nevica e niente elettricità, il telefonino non prende o comunque è scarico ma qualcuno passando davanti casa tua ti avverte che tua suocera è riuscita a raggiungere gli amici più vicini.
E' il secondo giorno: sei meno nervosa e pensi che oggi è il giorno giusto, macché! Ti rassegni a constatare che quello che hai nel tuo congelatore nuovo di zecca rischia di scongelarsi e, con quel poco di cervello ancora funzionante (il resto è intorpidito dal freddo) realizzi che la tua rovina sarà la salvezza delle tue scorte: via a riempire buste di neve da stoccare nell'inutile elettrodomestico. Intanto la sera si avvicina e le candele scarseggiano, le mura della casa stanno rovinosamente freddandosi e tu inizi ad accusare i primi sintomi del congelamento. Vai a dormire (con due pigiami, due paia di calzini, due coperte in più). 
Ti svegli: è il terzo giorno, ancora niente corrente. Ecco adesso sei moderatamente irritata: prendi l'elenco telefonico e sfrutti la rediviva linea per chiamare l'emittente locale più vicina e fare un quadro completo del dramma che stai vivendo e quando la gentile voce femminile ha un attimo di perplessità al sentirti dire che sono tre giorni (tre!!!) che sei senza elettricità, riesci anche a sperare che qualcosa accada.
Difatti... dopo pranzo, nonostante la nebbia, tuo padre riesce a "bloccare", letteralmente, una macchina dell'Enel e a far scendere l'ex collega in gita turistica con due giornalisti armati nientemeno che di telecamera ("questi come minimo sono della Rai"). Invece di salutare calorosamente gli escursionisti e congratularsi per la "tempestività" dell'intervento, il papà guerriero inizia ad insultare (beh, uno che per anni ha ridato corrente elettrica a mezza provincia a qualsiasi ora del giorno e della notte e con ogni tipo di condizioni atmosferiche, può permetterselo) e minaccia tenere il gruppo in ostaggio e di rilasciarli solo in cambio di un intervento finalmente risolutivo. Ma mio padre è, alla fine, una brava persona e, considerando che il lavoro di un giornalista non può dirsi finito se il suddetto non riesce a recarsi là dove la notizia potrà prender forma ed esser divulgata, alla fine rilascia i malcapitati. 
Torna alle sua attività, ci torniamo anche noi, rassegnati più che mai. Tutto procede finché, all'improvviso, MIRACOLO: torna la corrente elettrica e contestualmente il sorriso sul viso di tutti anche di quelli che, malfidati, ancora aspettano a riaccendere stufe e camini perché "come è tornata, potrebbe riandar via". I cumuli di neve sono ancora tutti lì, le strade ancora impercorribili, i parenti ancora variamente dispersi ma c'è l'elettricità, ah, ah, ah!
E mentre finalmente stai cenando potendo vedere quello che hai nel piatto, al caldo e col  televisore acceso sul tg nazionale, distrattamente senti un nome familiare provenire dal congegno catodico (tu ancora hai il catodico perché: o congelatore o plasma) e ci metti un attimo a capire che stanno parlando del posto in cui vivi, che quelli davvero erano giornalisti (e non dirigenti Enel camuffati per sfuggire all'ira degli autoctoni, come sosteneva tuo padre, pentendosi dell'avventato rilascio) e che quello che hai passato davvero è disavventura degna di essere segnalata all'attenzione nazionale. 
E che cavolo!!!

PS: meno male che il referendum sul nucleare è andato: se si votasse domani, alla luce (ah, ah!) dei recenti eventi, non so, come voterei.


lunedì 13 giugno 2011

Grazie!

"La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione."




Grazie Popolo Italiano.



martedì 7 giugno 2011

Perché voterò "si" al referendum sul nucleare

Io rifiuto l'energia nucleare sostanzialmente per una mia convinzione filosofico esistenziale nonché per aver vissuto la tragedia di Chernobyl quando ero solo una bambina; frequentavo le scuole medie, all'epoca, ed è stato un brutto periodo, pieno di paure e incertezze; ricordo la nostra insegnante di educazione fisica che ci ripeteva in continuazione di togliere le scarpe prima di entrare a casa perché con esse raccoglievamo radiazioni. A pensarci adesso mi viene da sorridere per l'ingenuità di questa donna che pensava "la casa" come un luogo sicuro, da non contaminare. 
Nei mesi seguenti iniziò uno studio serrato delle problematiche nucleari e delle energie rinnovabili (allora si definivano così) che ci portò a padroneggiare termini come "fissione" o "fusione" e a vagheggiare di un giorno in cui la mente umana sarebbe riuscita a domare l'atomo riuscendo a ottenerne energia senza produrre radiazioni.
Oggi scopro che questo sogno è  forse stato realizzato (http://it.wikipedia.org/wiki/Fusione_nucleare_fredda) ma la cosa non mi entusiasma come allora perché adesso so che non sempre si sceglie la via migliore, anche se la si vede chiaramente davanti a sé.
Difatti eccoci qui, dopo venticinque anni, a riparlare di sicurezza del nucleare (le "nuove" centrali sono sempre "più" sicure di quelle vecchie -come se le nuove centrali di trenta anni fa non siano diventate nel frattempo vecchie- ma mai sicure "in assoluto"), e del fatto che per renderci energeticamente indipendenti la via maestra sia il ritorno all'energia nucleare.
Venticinque anni in cui i sogni dei decenni che eravamo sono stati deliberatamente ignorati. Oggi scopro che pensare ad una politica energetica che non contempli l'opzione nucleare non è un poetico idealismo: nazioni europee civilizzate e industriali non solo non usano energia nucleare ma stanno già pensando di realizzare un futuro privo di fonti fossili con benefici economici oltre che ambientali; sono cambiamenti difficili e lunghi da realizzare ma possibili, per chi ci crede.
Ma in Italia non ci crediamo perché, da noi, per circa venti anni non si è fatto niente poi, costretti dall'Europa, ci siamo detti "sveglia!" e finalmente l'attuale governo ha trovato la quadratura del cerchio: il caro vecchio nucleare, appunto.
E stavolta, se non passa il referendum, non si tratta di continuare ma di ricominciare daccapo su una strada costosa ed obsoleta; tuttavia i nostri lungimiranti politici hanno tutto chiaro: dopo lunga e tormentata analisi hanno deciso che sarà l'Areva a costruire almeno quattro reattori di tipo EPR in giro per l'Italia.
Hanno creato insieme ai francesi di EDF la  "sviluppo nucleare srl" con lo scopo di "sviluppare il progetto in tutte le sue fasi necessarie ad arrivare alla decisione finale di investimento, e.g. lo screening dei siti, gli studi di fattibilità, la preparazione e il supporto per le attività di concessione di licenze e permessi. Fa parte delle responsabilità di SNI anche la costituzione di società ad hoc per la costruzione, proprietà e messa in esercizio di ciascuna centrale EPR."  (http://www.sni.enel-edf.com/it-IT/chi_siamo/).
Hanno pure pensato a riaprire il dibattito pubblico sul nucleare  con la creazione insieme ad altri del forum nucleare italiano.
Ma soprattutto hanno emanato la legge che con questo referendum avremmo dovuto scegliere se abrogare o no, se non fosse che adesso il quesito è cambiato e alla fine le cose si sono terribilmente ingarbugliate.
Quando lo dico io che il nucleare è troppo complicato...
Ed è costoso, al di là di ogni previsione ma soprattutto non è sicuro anche quando ad occuparsi della costruzione delle centrali è una multinazionale con provata esperienza nel settore come l'Areva. Prima di andare a votare per il referendum sul nucleare (e prima di decidere di non andarci) è bene riflettere sui costi non solo economici che potremmo dover pagare.
Ne vale veramente la pena?
Da mamma mi chiedo se non sarebbe ora di iniziare a costruire un futuro energetico diverso per i nostri figli.



venerdì 25 marzo 2011

Ancora col fiato sospeso

Ci sono almeno due o tre post che aspettano in coda ma io in questo momento non mi concentro bene su niente che sia altro da quello che sta accadendo a Fukushima. E' che qui, riguardo alle stato delle cose, arrivano notizie talmente stringate da non poterci ragionare su. C'è questo stillicidio di fumate nere, schieramento e ritirata dei tecnici, impianti elettrici ripristinati ma ancora nessuno a dire "la situazione è sotto controllo".
Intanto una pennacchio debolmente radioattivo dovrebbe essere arrivato anche da noi e... sorpresa: nessuno a prendere d'assalto farmacie e supermercati! Oggettivamente ci hanno rassicurato sulla bassa concentrazione di radiazioni che sta arrivando ma c'è anche una sensazione di non pericolosità di fondo associata a questo disastro nucleare che mi fa arrabbiare. E' vero che abbiamo tanti problemi qui, è vero anche che non ci troviamo difronte ad un'altra Chernobyl ma non si può pensare che la cosa non riguardi anche noi. Tanto più che ci aspetta un referendum che proprio del nostro futuro nucleare dovrà decidere ma qui invece di riempire questo momento di contenuti si sorvola, si danno giornalieri bollettini e nessuno sembra interessato per esempio a spiegare perché, nonostante sforzi eroici, la situazione non sia ancora sotto controllo, ci basta sentirci dire che il pericolo non ci riguarda perché "lontano" per sentirci più tranquilli, si sottolinea come sistemi di sicurezza migliori rispetto a quelli utilizzati nell'86 abbiano evitato una catastrofe atomica mondiale ma io mi chiedo cosa sta accadendo a quella parte di oceano dove i livelli di radioattività sono 140 volte superiori alla norma e cosa accadrà ai territori inclusi nella fascia attualmente evacuata.
Magari queste cose le noto io perché sono un po paranoica o perché il mio lettore giapponese sta ancora lì (a proposito "lettore giapponese" a questo punto mi sentirei molto meglio se tu mi facessi sapere come stai e come vanno le cose dove sei) o perché, quando sento che viene consigliato agli abitanti di Tokio di stare chiusi in casa in caso di venti provenienti dalle centrali, penso a come deve essere difficile per i bambini e angoscioso per i genitori; sarà sicuramente per tutto questo che qualcosa non mi quadra nel modo in cui ci stanno informando su questa storia tuttavia non posso fare a meno di pensare a questa cosa :

ll prezzo dell'uranio nei due decenni successivi continuò a declinare, per una serie di fattori concomitanti. I principali fattori furono il disastro di Chernobyl e la crisi e la dissoluzione dell'Unione Sovietica. L'esplosione dell'impianto di Chernobyl ebbe un forte impatto psicologico in tutto il mondo, provocando una riduzione o un blocco totale nei progetti di costruzione di nuovi impianti nucleari. Negli ultimi anni di esistenza dell'Unione Sovietica, per far fronte alla crescente crisi economica, questo paese mise in vendita grosse quantità di ossido di uranio, in un mercato già saturo per gli scarsi investimenti provocati dall'incidenti di Chernobyl, contribuendo a deprimere ulteriormente i prezzi.
Nella seconda metà degli anni novanta, i trattati per la non proliferazione nucleare tra la Russia e gli Stati Uniti portarono all'accordo Megaton contro Megawatt (1995), che vide lo smantellamento di moltissime testate nucleari sovietiche e la vendita come combustibile dell'ossido di uranio da esse ricavabile. Il conseguente e ulteriore aumento dell'offerta ha prodotto un fortissimo ribasso nei prezzi fino alla fine del secolo.
Nonostante il fatto che in molti paesi Europei - Francia, Germania, Spagna, Svezia, Svizzera, Regno Unito - all'iniziale riduzione dei piani di sviluppo del nucleare civile sia in seguito corrisposta una nuova fase di costruzione e ammodernamento delle centrali nucleari, per lungo tempo l'offerta di combustibile nucleare ha fortemente ecceduto la domanda.
Dal 1981 i prezzi per l'ossido di uranio U3O8 registrati dal Dipartimento per l'Energia degli Stati Uniti sono stati in continuo calo fino all'anno 2000: da 32,90 $/lb di U3O8 del 1981 a 12,55 $/lb nel 1990 a meno di 10 $/lb nel 2000. Il minimo valore del prezzo dell'uranio si è raggiunto nel 2001 a meno di 7 $/lb[1].
Negli ultimi anni (2001-2006) la richiesta mondiale di uranio è fortemente aumentata. Le cause vanno ricercate nella massiccia costruzione di nuovi reattori nucleari (28 cantieri inaugurati tra il 2000 e il 2005, su un totale di 442 reattori esistenti nel 2006; l'AIEA prevede altri 168 nuovi cantieri reattori entro il 2020) e anche nell'accresciuta domanda energetica dei paesi che utilizzano energia nucleare (soprattutto da parte diCina, India, Corea del Sud, Russia, Giappone e Stati Uniti), che negli ultimi anni è arrivata ad eccedere l'offerta. Per soddisfare la crescente domanda molti paesi consumatori e produttori hanno iniziato ad intaccare le cosiddette fonti secondarie di uranio, ossia le scorte accumulate in deposito nei decenni precedenti. ( http://it.wikipedia.org/wiki/Uranio ).


venerdì 18 marzo 2011

L'umiltà che ci manca

Non ce la faccio più: sto aspettando da sette giorni l'annuncio di una catastrofe che so di certo accadrà, non tanto perché sono pessimista ma sostanzialmente perchè la fisica nucleare è una scienza nobilissima finché rimane confinata nei laboratori o nei reparti ospedalieri, finché si lavora in ambienti controllati e sopratutto con minime quantità, perché normalmente succede questa cosa 

vetro colorato con uranio
"L'uranio è un elemento che si rinviene nella crosta terrestre, in basse concentrazioni, praticamente in tutte le rocce, in tutti i terreni e nelle acque. È considerato più abbondante dell'antimonio, del berillio, del cadmio, dell'oro, del mercurio, dell'argento, del tungsteno; ha circa la stessa abbondanza dell'arsenico e del molibdeno." e  questa 
"Va necessariamente precisato, tuttavia, che il rischio indotto dalla radioattività dipende essenzialmente dalla concentrazione dell'isotopo di uranio nell'ambiente (misurata ad esempio in kBq/cm3), piuttosto che dalla sua attività intrinseca." ( http://it.wikipedia.org/wiki/Uranio ) ; 

non ci vuole molto a capire che ammassare quantità rilevanti di tale materiale e "dargli fuoco" innescando una reazione che ha molto a che fare con questo genere di cose 
"Si ipotizza che la principale fonte del calore che mantiene liquido il nucleo della Terra e il soprastante mantello provenga dal decadimento dell'uranio e dalle sue reazioni nucleari con il torio nel nucleo della terra, generando così la tettonica a zolle." (  http://it.wikipedia.org/wiki/Uranio ) 
non possa portare a nulla di buono se poi c'è una probabilità, seppure remota ed eccezionale, di perderne il controllo. Questa probabilità c'è e si sta concretizzando proprio in questo momento ed è oramai impossibile tornare indietro.  
E se vi sembro troppo pessimista, se vi pare che abbia estrapolato delle affermazioni da un discorso più ampio stravolgendone il senso, vi prego: ditemelo, ne sarò veramente sollevata.
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